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Bruce Lee’s Fighting Method -Self Defence Techniques
Pubblicato da Michael Bark su giugno 29, 2009
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Jun Fan Gung Fu – Jeet Kune Do
Pubblicato da Michael Bark su gennaio 4, 2009
Jun Fan Lee è il nome di battesimo di Bruce Lee. Dunque, Jun Fan gung fu è il “Kung Fu di Bruce Lee”. Inizialmente lo chiamava “non-classical gung fu”, cioè “kung fu non classico” proprio perché era la sua interpretazione di ciò che aveva studiato ad Hong Kong.
Solo nel 1968 Bruce Lee chiamò la sua “non arte” Jeet Kune Do (La via d’intercettare il pugno”).
Molto dopo la morte di Bruce Lee, il 27 marzo 1981, il Jun Fan gung fu/jeet kune do è stato riconosciuto come arte marziale, non stile, dalla federazione di Kuoshu (kung fu) della Repubblica di Taiwan. Jun Fan gung fu e jeet kune do posso essere considerate le tappe dello stesso cammino di evoluzione.
Il nome Jeet kune Do può essere ben esemplificato dal colpo di scherma detto in inglese “stop-hit”, cioè un colpo che anticipa, “intercetta” l’avversario prima che esso possa portare l’attacco. Le teorie della scherma hanno influito molto sull’evoluzione del JKD, ma vediamo in cosa consisteva originariamente il Jun Fan gung fu:
- wing chun
- gung fu (vari stili)
- pugilato
- kickboxing
- chin-na
- armi
Tutto ovviamente personalizzato da Bruce Lee.
Successivamente evolutosi, il Jeet Kune Do divenne un sistema che permette di avere le chiavi di lettura di un’arte marziale individuandone i principi e collegandoli con quelli alla base delle altre discipline. Un sistema che mette in grado di scoprire i denominatori comuni alle diverse forme di combattimento, permettendo inoltre di avere gli strumenti per analizzare e seguire quel filo che collega le discipline che a prima vista sembrano tanto differenti tra loro, facendo così del cultore del JKD un esploratore ed eclettico conoscitore delle forme di combattimento.
Dal punto di vista pratico, occorre essere in grado di creare una fusione di quanto appreso, secondo una procedura precisa, e non un assemblaggio più o meno causale e casuale dei diversi elementi. Nel volume “Jun Fan/JKD the Textbook” di Chris Kent e Tim Tackett, si porta l’esempio della differenza tra il tenere insieme lo zinco e il rame invece della loro fusione dei due elementi che formano l’ottone.
Tra i principi del JKD più conosciuti troviamo lo studio del concetto di distanza e del passaggio da un’area all’altra senza interrompere l’azione intrapresa. Cosa ovviamente possibile quando si acquisisce la necessaria competenza nei diversi settori. Curiosamente questo principio si sposa molto bene con il modo di pesare del Kali filippino che negli ultimi anni soprattutto, è considerevolmente presente in tutti gli stage di JKD.
Tornando al concetto della scelta della distanza nel combattimento, possiamo distinguere almeno tre aree fondamentali:
1. l’area del calciare, distanza lunga
2. l’area del boxare, distanza media
3. l’area del corpo a corpo, distanza corta
Oggi s’intende a suddividere ulteriormente le distanze in cinque aree:
1. l’area delle armi (weapons range)
2. l’area dei calci (kicking range)
3. l’area dei pugni (boxing range)
4. l’area dell’intrappolamento delle braccia (trapping range)
5. l’area della lotta (grappling range)
Se vediamo le stesse aree nel Kali filippino avremo le seguenti materie:
1. Armi: bastoni, machete ed altro da soli o in coppia
2. Sikaran: il calciare
3. Panantukan: il boxare
4. Hubud Lubud: l’intrappolamento delle braccia
5. Dumog: le leve ed la lotta corpo a corpo
Lavorare sulle diverse aree e apprendere il passaggio da un’area all’altra con continuità rende i concetti del Kali filippinoin sintonia con i concetti del Jeet Kune Do.
Dario Zuliani, 08-10-2007

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Jeet Kune Do – La Storia
Pubblicato da Michael Bark su gennaio 4, 2009
Il Jun Fan Jeet Kune Do o JKD è una filosofia e un’arte marziale inventata dal celebre Sifu Bruce Lee negli anni ’60. In cantonese Jeet significa “intercettare”, Kune “pugno” e Do “via”; Jeet Kune Do significa, quindi, la “via per intercettare il pugno”.
Origini
Le origini dello stile si hanno nel 1965, quando Bruce Lee insegnava wing chun nella sua palestra ad Oakland, California. Gli istruttori del posto, appartenenti alla comunità cinese, si dimostrarono non in sintonia con l’idea d’insegnare arti marziali cinesi a persone non-cinesi. Sembra che per evitare ciò, avessero inviato nella palestra di Lee un allievo scelto dai loro kwoon con un ultimatum: doveva chiudere l’insegnamento al pubblico non-cinese o la palestra stessa. Se non fosse stato d’accordo avrebbe potuto affrontarlo. Sembra che lo scontro avvenne. Dopo qualche minuto Lee iniziò ad accusare stanchezza, tuttavia riuscì ad avere la meglio nello scontro. Il combattimento reale contro il cinese aiutò Lee ad accorgersi quanti limiti avesse il suo modo di combattere, e quanto le arti marziali tradizionali fossero ancora troppo legate alle tradizioni; Lee comprese che le arti marziali tradizionali non erano adatte per fronteggiare un nemico reale. Bruce iniziò, quindi, ad interessarsi anche di altre arti marziali, oltre al wing chun. Lesse numerosi libri e studiò diversi modi di combattere, focalizzando il proprio interesse soprattutto su boxe e scherma. Andando controcorrente, Lee preferì, quindi, appoggiarsi alle arti marziali occidentali, nonostante provenisse da un insegnamento orientale. Avendo imparato uno stile di combattimento che sfruttava i colpi da breve o brevissima distanza, Lee risultava evidentemente impreparato nel combattimento dalla distanza lunga e media; approfondì anche quest’ambito del combattimento. Pensava che un buon artista marziale dovesse essere completo: era, quindi, indispensabile saper tirare calci da lontano e da vicino, pugni alti e bassi. Al suo approccio modificato del wing chun diede inizialmente il nome di Jun Fan kung fu (kung fu di Bruce Lee), per poi, con il passare degli anni, allontanarsi sempre di più dallo stile di base, facendo in modo che le sue idee confluissero in un’arte marziale a sé stante. Dopo aver sviluppato la sua idea di base, Lee iniziò a proporla nelle sue palestre, nonostante al momento fosse ancora incompleta e imperfetta. Tempo dopo, Lee preferì chiudere tutte le sue scuole:
« Insegnavo arti marziali negli Stati Uniti. Avevo tre scuole, una ad Oakland, un’altra a Seattle ed una a Los Angeles. E poi le ho chiuse, come sapete, e ho continuato a dare lezioni in privato. Non credo nelle “scuole”. »
(da Manuale pratico del Jeet Kune Do)
Avendo più tempo da dedicare all’allenamento per sé stesso, Lee continuò l’evoluzione del JKD. Ad aiutarlo fu un suo allievo privato: Ted Wong. Con Wong, Lee sviluppava le tecniche, trovandone i punti deboli. Insegnava poi il JKD agli altri suoi studenti privati: persone famose come Kareem Abdul-Jabbar, Joe Lewis, Chuck Norris, Roman Polanski e altri. Come i precedenti allievi, anche a Wong fu rilasciato un diploma di profitto dallo stesso Lee.
Lee continuò l’approfondimento del JKD in questo modo fino alla sua morte.
Cos’è il JKD
Al contrario di molte credenze popolari, il JKD non è affatto un’unione di più arti marziali o di singole tecniche prese da vari stili e assemblate tra loro. Ogni tecnica del JKD è stata sviluppata dal suo stesso creatore: Bruce Lee. Egli sviluppòiche specifiche dopo aver letto molto sulla scherma e sulla boxe. La posizione, il footwork, e altre strategie di movimento del JKD vengono direttamente dalla scherma. Anche il principio di base del JKD. Intercettare l’avversario, infatti, è un atteggiamento tipico della scherma. Ed è proprio questo principio che da il nome al Jeet Kune Do. Secondo Aldo Nadi e Julio Martinez Castello, due schermidori citati ampiamente negli scritti di Lee, l’idea centrale della scherma è poter sistemare il proprio avversario in modo da poterlo intercettare e colpirlo in un suo punto debole. Per i movimenti e la generazione massima di forza, Lee s’ispirò a pugili come Dempsey, Haislet, Dricsoll. Anche costoro sono stati ampiamente citati negli scritti di Lee. Il jab verticale del JKD, il corretto allineamento, il modo di colpire un corpo, la rotazione del bacino e altre tecniche ancora derivano tutte dal pugilato. Nonostante abbia avuto forti influenze da entrambi gli sport, è importante precisare che il JKD non è boxe e non è scherma. Ogni singola tecnica è stata oggetto di analisi scientifiche, è stata modificata e provata in situazioni reali di combattimento.
A differenza degli stili orientali, da cui proveniva Lee, nel JKD si riscontra la totale assenza di Kata. Secondo Lee, infatti, gli insegnamenti proposti dai kata non potevano risultare efficaci nei combattimenti reali. A proposito degli insegnamenti delle arti marziali classiche, Lee sosteneva che:
« [...] tutti gli stili rappresentano un prodotto di azioni che assomigliano molto a una nuotata sulla terraferma, perfino la scuola del wing chun. »
(da Manuale pratico del Jeet Kune Do)
Credeva che un combattimento reale fosse animato e dinamico. Essendo la situazione di un combattimento in cambio continuo, non è possibile contare su schemi e tecniche prestabilite in un confronto dinamico. Mosso da questa idea di base, Lee cercò di approfondire il modo di affrontare il combattimento reale: fu proprio in questo modo che iniziò a leggere libri di boxe e a studiare i campioni del passato.
Bruce Lee Educational Foundation
L’unica corporazione atta a preservare e a diffondere l’arte originale di Bruce Lee è la Bruce Lee Foundation, creata dagli stessi familiari di Lee e di cui fanno parte anche alcuni allievi diretti di sifu Lee, come Ted Wong e Taky Kimura. La BLF possiede i diritti sul marchio del JKD e organizza la sua corretta diffusione. La BLF rilascia il proprio marchio solo a chi insegna l’arte ufficiale di Lee, il Jun Fan JKD. Chi ne è sprovvisto, insegna un’arte marziale che la BLF non riconosce come Jeet Kune Do, quindi frutto di proprie manipolazioni e non degli insegnamenti del maestro Lee.
Perché Jun Fan JKD?
Per evitare che il JKD originale fosse confuso con quello insegnato da altri, cioè dei propri adattamenti liberi su ciò che aveva insegnato Lee, dal 2004 la BLF ha posto prima del nome Jeet Kune Do il nome Jun Fan, che non è altro che il nome cinese di Bruce Lee; così, ora, il nome ufficiale dell’arte marziale di Bruce Lee è Jun Fan Jeet Kune Do, letteralmente: il Jeet Kune Do di Bruce Lee.
Certificati
Bruce Lee rilasciò ai suoi studenti tre diversi certificati. Su un certificato si legge “Jun Fan Gung Fu”, su uno “Bruce Lee’s Tao of Chinese Gung Fu” e su un altro “Jeet Kune Do”. Il certificato “Jun Fan Gung Fu” fu rilasciato nelle scuole di Lee. Chi frequentava i corsi al Jun Fan Gung Fu Institute, poteva conseguire questo certificato. Gli altri due certificati “Bruce Lee’s Tao of Chinese Gung Fu” e “Jeet Kune Do” sono stati rilasciati principalmente agli studenti privati e alle celebrità. La maggior parte degli studenti celebri ebbe il certificato “Tao of Chinese Gung Fu”; agli studenti privati normali, invece, rilasciò il certificato “Jeet Kune Do”. Oltre a questa differenza esiste anche una spiegazione cronologica. Il certificato “Jeet Kune Do” fu l’ultimo ad essere donato da Lee in termini di tempo. È, inoltre, molto meno diffuso rispetto agli altri.
La cosa più importante da dire è che non sono certificati in tre diverse arti marziali. Essi sono la prova evidente dell’evoluzione dell’arte del Jeet Kune Do.
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Bruce Lee’s fighting method: Basic training & self defense techniques di Ted Wong & Richard Bustillo.
Dario Zuliani, 08-10-2007
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